Fatturare a un Comune, a una ASL o a una scuola non è come fatturare a un’azienda: la Pubblica Amministrazione vuole qualche riferimento in più — l’esigibilità dell’IVA, il documento da cui nasce la fornitura e, quasi sempre, il CIG e il CUP. Se mancano, lo SdI scarta la fattura. Nel gestionale trovi tutti questi campi in un unico posto.
Prima cosa: il cliente dev’essere una Pubblica Amministrazione
I campi per la PA compaiono solo se il cliente è impostato come ente pubblico. Sul cliente (o mentre lo crei) scegli come tipo Pubblica Amministrazione: al posto della PEC ti verrà chiesto il Codice Univoco Ufficio (6 caratteri, quello dell’ufficio destinatario su IPA — indicepa.gov.it).
Fatto questo, quando crei la fattura elettronica per quel cliente compare una sezione in più.
La sezione “Dati aggiuntivi”
Mentre componi la fattura elettronica, scorri fino a Dati aggiuntivi (compare solo per i clienti Pubblica Amministrazione):
- Esigibilità IVA — come la PA versa l’IVA. Per gli enti pubblici è quasi sempre S - Split-payment (l’IVA la versa direttamente l’ente allo Stato); lascia I - Immediata solo se l’ente ti conferma che paga l’IVA a te.
- Emesso in seguito a — il documento da cui nasce la fattura: Ordine d’acquisto, Contratto o Convenzione. Sceglilo e compaiono i campi collegati.
- Numero documento e Data documento — gli estremi dell’ordine o del contratto ricevuto dall’ente (il numero è obbligatorio).
- CIG e CUP — i due codici di tracciabilità.
CIG e CUP: cosa sono e quando servono
- CIG — Codice Identificativo di Gara: identifica l’appalto ai fini della tracciabilità dei pagamenti pubblici. Quasi tutte le forniture alla PA ne hanno uno.
- CUP — Codice Unico di Progetto: identifica un progetto d’investimento pubblico. Compare quando la fornitura rientra in un’opera finanziata (lavori pubblici, fondi, ecc.).
Li fornisce sempre l’ente, di solito sulla determina, sull’ordine o nel contratto: copiali esattamente come te li ha dati (fino a 15 caratteri ciascuno). A seconda del lavoro può servirti solo il CIG, solo il CUP o entrambi — se l’ente non li ha indicati, lascia il campo vuoto.
Marca da bollo e invio
Il resto della fattura si compila come sempre. Se l’operazione è senza IVA e sopra 77,47 € ricordati la marca da bollo virtuale; poi invii la fattura allo SdI come qualsiasi altra.
Suggerimento — Se lo SdI scarta la fattura verso una PA, il colpevole è quasi sempre uno di questi campi: Codice Univoco Ufficio errato, oppure CIG/CUP diversi da quelli sull’ordine. Controllali sulla determina dell’ente prima di reinviare — vedi come reinviare una fattura rifiutata.